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La crisi del gas si aggira come uno spettro su tutta l’Europa. Immaginare persone che soffrono il freddo, fabbriche chiuse per carenza d’energia, sospensioni di forniture di corrente non è fantascienza: stando a quanto riportano i media, in alcuni Paesi europei è addirittura già realtà. Per gli esperti in questioni energetiche e per Hans Kronberger, Presidente dell’associazione austriaca per il fotovoltaico (Bundesverband Photovoltaic Austria - www.pvaustria.at), c’era d’aspettarselo. Kronberger ipotizza addirittura che la crisi energetica porrà in secondo piano la crisi economica. “I Russi adeguano il prezzo del gas alle quotazioni mondiali con esasperante lentezza anche nei Paesi che un tempo erano i loro satelliti” dichiara Kronberger in un’intervista rilasciata a “Pressetext”. Egli ritiene che sia in atto una sfida di lungo periodo nei confronti dell’Organizzazione per il Commercio Mondiale e dell’Unione Europea. Sempre secondo Kronberger “in Ucraina accumulano crediti preziosissimi in questo momento di crisi finanziaria. Si potrebbe rinfacciare loro di aver scelto un momento poco opportuno, ma l’etica non ha nulla a che vedere con la politica energetica”. Alla domanda chi sia, in questa guerra, la vittima e chi l’aguzzino l’esperto ritiene che in questo caso non vi siano né vittime né aguzzini. “La Russia vende la propria merce; l’Ucraina necessita d’energia ma non possiede i mezzi per acquistarla” prosegue Kronberger. “L’Europa dovrebbe essere grata ai russi per il brusco risveglio. Se attualmente c’è chi non capisce che dipendere totalmente dalle forniture energetiche estere costituisce una minaccia molto seria, c’è ben poco da fare. Gli amministratori austriaci che si occupano d’energia sono particolarmente sordi”, accusa Kronberger, e prosegue “La guerra del gas non è parte determinante della grande crisi energetica, ma un segnale chiaro e forte. Anche volendo azzardare previsioni molto ottimistiche, nel 2020 l’Europa disporrà di gas per una copertura pari al 27%: l’indipendenza dell’UE nell’approvvigionamento continua a diminuire drammaticamente”. “La crisi energetica getterà un’ombra sulla crisi finanziaria” asserisce infine Kronberger che dice: “Si potrà attingere denaro dai risparmi, amministrarlo grazie alla produzione o semplicemente coniarlo. Nel campo dell’energia fossile ed atomica, le cose vanno diversamente poiché questo tipo d’energia non è rinnovabile. La crisi giunge più in fretta di quanto non si creda. Kronberger non condivide la questione, dibattuta molto frequentemente, sulla riconversione forzata dei gasdotti quale soluzione per alleviare la situazione. “Attualmente non abbiamo problemi di condutture, ma problemi di gas. In futuro i Russi decideranno a chi fornire il gas e a chi no. Hanno legami ovunque in Africa, in Iran, nel Nordafrica. L’OPEC del gas, che per ora è un progetto, potrebbe determinare le sorti dell’Europa”. Infatti, Kronberger mette in guardia contro il pericolo che corrono i Paesi industrializzati nei quali si registrano problemi di fabbisogno energetico e che potrebbero retrocedere a Paesi del Terzo Mondo in tempi rapidissimi. “Alexej Miller, potente capo della Gasprom, calcola di quadruplicare il prezzo del gas nei prossimi anni” conferma Kronberger, che nel suo libro “Blut fuer Oel” (il sangue in cambio del petrolio) ha descritto molto bene la guerra del gas già nel 1997.
Tratto da: pressetext.austria
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